Michele La Porta

…oltre trent’anni lavoro nel mondo del giornalismo e della comunicazione

Michele La Porta

da trent’anni nel mondo del giornalismo e della comunicazione

La mia storia

Michele La Porta

Credo di essere nato con la penna in mano. A dieci anni, in quinta elementare, ho dato vita al mio primo romanzo. La storia di una formica magica che aveva il potere di esprimere i desideri delle persone che incontrava. A ripensarci mi fa un po’ ridere anche se, psicologicamente, il libro nascondeva una metafora importante: anche gli “esseri” più piccoli, rappresentati dalla formica, hanno il potere e la forza di raggiungere qualsiasi obiettivo.
Ho sempre scritto perché ho avuto un “vantaggio”.
Mio padre era Gabriele La Porta, un giornalista televisivo, professore universitario, ex direttore RAI e autore di oltre trenta libri di filosofia. Tutta la mia infanzia l’ho trascorsa vedendolo lavorare alla macchina da scrivere ed emularlo è stato inevitabile. Oltretutto, già da piccolissimo, mi costringeva a scrivere un tema al giorno, a leggere dieci pagine di un libro e un intero quotidiano. Per me era un vero incubo, visto che me lo faceva fare anche in vacanza!

A 14 anni avevo già una mia rubrica giornalistica su un piccolo quotidiano locale e, a diciassette anni sul Corriere della Sera, pubblicarono un articolo nel quale Dario Bellezza mi definì come il poeta italiano più promettente. Romanticamente immaginai che nella vita avrei fatto esclusivamente il poeta. Null’altro che quello. Novello Ungaretti (mia divinità terrena), avvolto in qualche caffè parigino, avrei trascorso le mie giornate a conversare con Mallarmé o Montale.
Mi sembrava che non potessi desiderare altro. Scrivere e riflettere. Fine.
Poi mia madre, con amorevole cura, mi fece comprendere che la vita da poeta per quanto  restituisse un essenziale appagamento intellettivo, avrebbe comportato anche un’inevitabile instabilità economica. E così decisi di concludere il liceo, iscrivermi all’università e dedicarmi a qualcosa di più concreto…

Anche perché, ascoltando i racconti di mio padre, tutti i nostri avi erano laureati ed erano riusciti ad avere un riconoscimento sociale. “Anche il nonno del nonno del nonno di tuo nonno, mentre viveva nelle caverne al tempo dei dinosauri, si è laureato ed è diventato una persona rispettabile“, mi raccontava mio padre. “Solo tuo nonno Arturo non ha intrapreso una carriera accademica ma è stato un grande baritono (ha cantato anche con la Callas) e si è esibito nei più importanti teatri del mondo!“. In più, mio padre, oltre ad aver scritto una trentina di libri di filosofia è stato anche il direttore di Rai Due (un traguardo non di poco valore). Senza dimenticare che sono cresciuto vedendo in casa molti personaggi noti della televisione, dell’arte e del giornalismo. Relazionarmi con importanti letterati, storici o filosofi, per me era all’ordine del giorno.
Insomma, mi sembrava tutto drammaticamente chiaro:
Anche io avrei dovuto far qualcosa di “importante”.
Non potevo sfigurare
(CHE ANSIA!!!!).
Io volevo solamente fare il poeta “maledetto!!!”.
Vabbè, lo farò da vecchio, seduto sul dondolo e con una copertina sulle ginocchia…

Tornando seri, essere figli d’arte ha un grande vantaggio.
Dall’altro ci costringe a doverci misurare con delle aspettative “sociali” molto alte.
Sarò all’altezza di mio padre?
Farò carriera anche io?
Se otterrò qualche risultato, penseranno che lo abbia ottenuto perché sono raccomandato?
Ecco, su quest’ultimo punto, mio padre è sempre stato inamovibile:
“Fai la tua strada, da solo. Non amo chiedere favori. Trova tuo mondo, impegnati e raggiungilo”.
Fine della discussione.
Il suo è stato un grande insegnamento perché tutto quello che ho costruito nella mia vita professionale, lo devo solamente al mio carattere. Alla mia tenacia.

Sono sempre stato indipendente. Ho iniziato a vivere da solo all’età di ventiquattro anni, ho lavorato moltissimo e ho maturato esperienze in ambito editoriale, televisivo e radiofonico.
Ho diretto dei giornali, ho fatto lo speaker radiofonico e il conduttore di programmi televisivi per delle emittenti locali.
Ho fatto tutta la gavetta possibile e immaginabile, lavorando gratuitamente per tantissimi anni tanto che quando mi pagarono il mio primo articolo pensai che si fossero sbagliati (guadagnai quasi 50 mila lire per un articolo su il quotidiano “Il Tempo”).

A 48 anni, inaspettatamente, fallendo la società per la quale ero l’addetto stampa, mi ritrovai senza un lavoro. E dal momento che le sventure non giungono mai da sole, poco dopo contravvenendo a quanto reciprocamente concordato nella sentenza di separazione, la mia ex moglie mi privò del mio appartamento.

Questo significò che nel giro di un paio di settimane la mia vita cambiò drasticamente.
Mi ritrovai senza casa, senza un lavoro e senza un soldo in tasca.
Per molti ero un uomo morto perché troppo vecchio per ricostruirmi una vita. Come padre mi sentivo un fallito. Un uomo inutile. Un esempio, negativo.

Trovo inammissibile lasciarsi sopraffare dagli eventi, anzi sono convinto che i problemi siano un’occasione per migliorarsi. Tutto dipende da come reagiamo alle cose che ci accadono.
Dopo un primo periodo di sconforto mi sono rimboccato le maniche.
Prima di tutto, rispondendo un annuncio su Facebook, trovai un lavoretto da un imprenditore.
Poi, per acquisire nuove capacità nell’ambito della comunicazione, mi misi a studiare marketing, la scrittura “copy”, la PNL e partecipai a vari corsi di formazione.
Ed è proprio durante il primo corso che seguii mi venne una illuminazione.
“Tutti questi formatori, seguitissimi su Facebook e che riescono a mettere in sala migliaia di persone, se è pur vero che hanno una grande “fama” sui social, in realtà non hanno alcuna credibilità mediatica, sulla carta stampata.
Per i giornali non hanno alcuna autorevolezza.
Anzi, spesso sono definiti come dei Guru un po’ cialtroni che vendono fuffa.“

Mi sono detto: io sarò l’ufficio stampa di tutti i formatori italiani.
Venni preso per pazzo. Per uno sciocco visionario. Eh già ma ero tanto sciocco che nel giro di un anno, coadiuvato da un collega con il quale avevo intrapreso una collaborazione, siamo diventati l’ufficio stampa di moltissimi Big della formazione.
Attraverso delle mirate campagne di comunicazione abbiamo dato loro quella credibilità mediatica che non avevano mai ottenuto.
Il concetto era semplice: devi essere “famoso” anche sulla carta stampata!
E’ questo il massimo valore che devi ottenere!
Chiaramente abbiamo scelto con chi lavorare e, tale scelta, era dettata dalla serietà e dalla professionalità del formatore.
Davamo valore a chi realmente lo meritava.
Oggi non collaboro più con quel collega e ho aperto una mia agenzia di comunicazione.
Mettermi “in proprio” mi ha consentito di poter pianificare, liberamente, tutte le strategie che ritengo più utili per migliorarmi, diventare ancora più bravo, attrarre nuovi clienti e dare loro maggiore visibilità mediatica.
Il mio motto è: MIGLIORARE, SEMPRE!
Raggiunto un obiettivo, devo alzare l’asticella!
E non è un caso se, fra il 2022 e il 2023, oltre 200 aziende hanno scelto di affidarsi alla mia agenzia.  Evidentemente do dei grandi risultati.
Non è neanche un caso che molte agenzie di ufficio stampa, in realtà, chiedano a me di lavorare per loro conto…
Dopo molte battaglie legali ho riottenuto la mia abitazione e, da quando mia figlia aveva 12 anni (oggi ne ha 19), vive esclusivamente con me. Per lei sono il suo eroe perché mi ha visto naufragare. Perdere tutto. Soccombere e riemergere. Con coraggio, volontà e dignità.
Mi sono fatto schiavizzare in un call center per neanche tre euro l’ora. Mi ha visto candidarmi come addetto alle pulizie dei bagni della stazione Termini di Roma. Mi ha visto lottare, da solo, sotto la tempesta. Senza una spada. Senza uno scudo. Con la sola corazza della determinazione. Nella mia rinascita l’aspetto che più mi inorgoglisce è averle insegnato che tutto dipende da noi. Spero di averle trasmesso, con l’esempio, il valore della volontà. Della fiducia in se stessi.
Tutti possiamo essere vittime di eventi avversi che spostano l’asse della nostra esistenza.
Tutti possiamo essere vittime di noi stessi. Dei nostri demoni interiori.
Tutti potremmo trovare un alibi per soccombere. Ci vuole coraggio per vivere. Per reagire.
Per manifestare, compiutamente, se stessi. Molto avrebbe potuto essere diverso se io stesso fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono, diceva Carl Gustav Jung.
Ecco, noi siamo in tutto quello che ci accade.
Noi siamo come reagiamo a quello che ci accade. Siamo gli artefici di noi stessi.

Un ringraziamento speciale, però, è per mia mamma. Non vorrei scivolare in un classico sentimentalismo italiano ma se sono riuscito a risollevarmi lo devo anche a lei.
Ha contribuito a rimettermi al mondo, per la seconda volta. Le sarò eternamente riconoscente.

Perché lavorare con me?

Amo il mio lavoro. Aiutare i miei clienti dando loro autorevolezza e visibilità sui media nazionali (giornali e televisioni) è uno stimolo irrinunciabile. La loro soddisfazione quando si vedono intervistati dal Corriere della Sera, dalla Repubblica o da un tg nazionale, per me è un piacere immenso.

Cosa mi contraddistingue?

1. Copywriting
I miei comunicati stampa sono realizzati come se fossero degli articoli pronti per andare in stampa senza che il giornalista ci debba mettere le mani. I colleghi sono abbastanza pigri e, in questo modo, gli facilito il lavoro perché non li costringo a trasformare un comunicato stampa in un articolo. Io gli do un articolo già pronto per la sua pubblicazione.
2. Contestualità
Essere giornalista mi consente di creare delle notizie, legate ai miei clienti, che si inseriscano perfettamente nell’attualità del momento. So modellare le notizie, le so cucire intorno ai servizi del cliente, sposandole con gli argomenti che in quel determinato momento storico ottengono maggiori spazi e interesse sui giornali.
3. Contenuto di valore
I miei comunicati stampa non sono mai delle marchette ma dei veri articoli nei quali i miei clienti vengono percepiti come autorevoli. Non sono mai delle pubblicità ma sono dei “pezzi” interessanti e qualificanti. Sia per il giornale che li pubblica e sia per il cliente che diventa una fonte autorevole di informazione.
4. Autorevole nel settore
In oltre trenta anni di attività ho instaurato dei rapporti con quasi tutte le redazioni (quotidiani e tv) e questo significa che quando propongo loro un articolo, sono considerato una fonte affidabile e meritevole di essere pubblicata.